Il sistema è stato analizzato con successo in Sud Africa e ben presto sarà emesso sul mercato europeo e asiatico. Con questa tecnica i rischi per la sicurezza saranno annullati! Se il successo si verificherà, manderà in pensione il riconoscimento per mezzo del codice Pin: per pagare, all’utilizzatore occorrerà semplicemente avvicinare un dito al sensore, dopo aver inserito la carta nel Pos (anche se, chi vorrà, potrà mantenere una doppia opzione, con un riconoscimento mediante codice Pin e impronte digitali in due passaggi).

Mastercard lancia il primo modello di carta di credito che accomoda un sensore ad impronte digitali. Dunque, dopo gli smartphone tocca alle carte di credito diventare più protette.

Il circuito bancario sta sperimentando l’espansione di carte di credito che comprendono un sensore di impronte digitali: una tecnica molto similare a quella dei sistemi di pagamento tipici degli smartphone, come Apple Pay oppure Android Pay. Le nuove Mastercard saranno le prime a introdurre sia la “memoria” digitale delle impronte dell’utente, sia il sensore che occorre per leggere le impronte al momento in cui si effettua un acquisto.

Sicuramente si tratta di un modo molto più sicuro rispetto all’uso dei classici codici, che possono essere conservati in maniera poco protetta dagli utilizzatori più sprovveduti, possono essere smarriti e capitare nelle mani di gente poco onesta. Oltre tutto, il sensore di impronte digitali si attiva in modo semplice, ovvero toccando la propria carta, permettendo così di non dover ricordare decine di codici pin per le persone che accomodano di varie carte di credito per gli acquisti.

Ajay Bhalla, responsabile della sicurezza di Mastercard, afferma che questa tecnologia dovrebbe assicurare agli utenti “più comodità e sicurezza” nelle transazioni. Ma non si tratta di un sistema affidabile a 100%, soprattutto poiché le impronte digitali possono essere copiate, e quindi “rubate”, in modo semplice. Tra l’altro, solo pochi giorni fa, tre ricercatori delle università di New York e del Michigan avevano dato prova che è possibile creare impronte digitali artificiali, che in più del 65% dei casi , possono combaciare con quelle reali, mettendo così a nudo i confini di sicurezza di questa nuova tecnologia.