Gran parte dell’innovazione tecnologica, oggi, si basa sullo sviluppo di software sempre più moderni, in grado di assolvere a funzioni sempre più complesse e di svolgere attività per le quali prima erano necessarie abilità e conoscenze che non erano alla portata di tutti.

Proprio per la sua natura, pensiamo che i software siano una componente fondamentale per il progresso della scienza e dell’umanità e, per la filosofia che caratterizza l’open content e quindi anche gli open data, siamo del parere che anche i software dovrebbero essere liberi e gratuiti.

Ciò che si propone di realizzare il movimento open source è proprio questo: creare software e lasciare che il codice sorgente dello stesso sia liberamente accessibile a tutti.

Alla base di questa filosofia c’è innanzitutto un’etica: chi usa il software deve anche poter conoscere come è stato realizzato, cosa fa e, per chi ne ha le competenze, poterlo migliorare e modificare secondo i propri bisogni.

Oltre all’etica, ci sono anche ragioni pratiche: il codice sorgente di un software può essere oggetto di studio e può essere utilizzato per migliorare altri software, garantendo così quell’innovazione tecnologica da cui tutti traiamo beneficio ogni giorno.

Aprire il codice sorgente di un software, inoltre, significa metterlo a disposizione di tutti gli sviluppatori del mondo, i quali possono decidere di contribuire in maniera individuale, o assemblandosi in community, allo sviluppo e alla manutenzione del software. Questo fa sì che i software open source siano costantemente aggiornati e che ogni problema, errore o falla di sicurezza sia tempestivamente corretta da una community grande quanto tutto il mondo.

Essendo Open Data un’idea affine a quella di condivisione della conoscenza, non possiamo che offrire il pieno appoggio a tutti gli sviluppatori di software open source.

Relativamente al concetto di open source, dobbiamo introdurre il concetto di software libero. Ai più sembrerà che le due cose coincidano, ma in realtà non è così: affinché un software venga definito libero, il codice sorgente aperto è condizione necessaria, ma non sufficiente.

Vediamo qual è la principale differenza.

Aprire il codice sorgente a tutti, significa che tutti possono utilizzarlo per qualsiasi scopo, anche quello di rilasciare software con allegato contratto di non divulgazione, il che vuol dire che potenzialmente la bellissima filosofia open source può essere cancellata in poche mosse.

Al fine di proteggere la filosofia open source e le libertà dell’utente, bisogna attribuire ai software una licenza apposita, che garantisca che i software liberi restino tali e soprattutto che venga attribuita la paternità agli sviluppatori.

Ne è un esempio la licenzia GNU GPL, redatta dalla FSF (Free Software Foundation), la quale prescrive che è sì possibile utilizzare i sorgenti di un software anche per scopi commerciali, ma che ciò deve avvenire secondo gli stessi termini della licenza. In parole povere, un software può essere modificato e/o redistribuito solo secondo i termini della licenza GPL, ossia con il codice sorgente allegato, o con istruzioni che consentano di venirne in possesso in seguito al pagamento di una cifra nominale.

Tale licenza, definita copyleft, è volta a garantire all’utente quelle che sono definite come le quattro libertà fondamentali del software libero:

  1. Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  2. Libertà di studiare il programma e modificarlo;
  3. Libertà di ridistribuire il programma per aiutare gli altri;
  4. Libertà di migliorare il programma e rendere pubblici i miglioramenti.

Un software che non rispetti queste quattro libertà non può definirsi libero.

Concludiamo con alcuni nomi di software famosi rilasciati sotto licenza GNU GPL:

  • Il sistema operativo GNU/Linux;
  • Il browser Firefox;
  • La piattaforma di blogging WordPress;
  • Il software di grafica e fotoritocco GIMP;
  • La suite da ufficio di OpenOffice.