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Strano sentire il rappresentante di uno dei colossi dell’informatica parlare così della tecnologia, ma a quanto pare anche Tim Cook inizia a essere preoccupato per i progressi del mondo tech e per i suoi possibili utilizzi da parte di dittature e stati che negano il diritto dei cittadini: La tecnologia può fare del bene, dice, “ma allo stesso tempo può fare danni anziché aiutare”. Al giorno d’oggi “può in verità ingrandire le peggiori tendenze umane” o “rendere più profonde le divisioni” arrivando anche a “minare il discernimento tra quello che è vero e quello che non lo è”. Un monito da ascoltare quello di Tim Cook, che inizia a preoccuparsi all’idea di una società costantemente controllata dove la privacy è negata e la minima opposizione segnalata dai sistemi informatici. Un mondo distopico quello che ci aspetta? Dipende tutto da noi, ma la posta in palio è davvero alta e, certi regimi possiedono già tecnologie adatte a controllare in modo totale la popolazione e sopprimere le opposizioni. Basti pensare alle dittature del ricchissimo mondo arabo.

Cook continua parlando del mondo in cui l’uso dei dati degli utenti è stato “reso un’arma con efficienza militare”. Un sistema che tende a creare profili impeccabili degli utenti, una situazione che fa davvero paura dove: “le società digitali ci conoscono meglio di noi stessi”, mettendoci di fronte solo elementi di nostro interesse e dandoci la visione unica di “punti di vista ormai limitati anche nelle notizie”. Un sistema di sorveglianza vero e proprio ce dovrebbe fare pensare anche se, in parte la situazione è già parecchio avanzata per tornare indietro.

Ed ecco un appello lanciato da Cook: “E’ giunto il momento per il resto del mondo incluso il mio Paese, di seguire la guida dell’Ue sulla privacy del regolamento Gdpr.” “Noi alla Apple sosteniamo pienamente una legge onnicomprensiva sulla privacy negli Stati Uniti”. “Non possiamo sviluppare la tecnologia al suo massimo se gli utenti non hanno fiducia in essa”. Conclude

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