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open data PA

 

Quello dell’obbligo degli open data nelle pubbliche amministrazioni è un tema caldissimo per chi si occupa di questi argomenti e un tema che spinge sempre di più alla reticenza i diretti interessati, di gran lunga più felici di rimanere nel nebbioso mondo della scarsa pubblicazione di dati e bilanci.

L’idea è quella di rendere totalmente trasparenti tutti gli aspetti della pubblica amministrazione, producendo di fatto open data, aperti a tutti, giornalisti, forze dell’ordine, organi di governo e civili che siano, così da garantire una corretta gestione del denaro pubblico e ridurre al massimo le possibilità di corruzione e atti illeciti, che a quel punto necessiterebbero non solo la creazione di bilanci fasulli, ma in certi casi l’opera di hacker in grado di modificare i dati che vengono inviati in automatico.

Oltre alla reticenza dovuta alla coscienza sporca, o alla semplice pigrizia nei confronti di una novità, un altro problema con il quale il nostro paese si scontra ha due fattori, il primo è la mancanza di infrastrutture di qualità per tutti i comuni, spesso relegati a computer ridicoli e sistemi informatici preistorici, l’altra componente è la negligenza degli stessi addetti ai lavori, persone con enormi lacune informatiche che, anche volendo troverebbero notevoli difficoltà nella produzione nel caricamento di dati sulla rete.

Di fronte a una situazione del genere sembra che l’Italia, se vuole seguire un percorso che pare la via per risolvere numerosi problemi nella gestione del denaro pubblico, debba intervenire in maniera capillare, sia con l’aggiornamento degli operatori stessi, che devono essere resi capaci attraverso corsi e tutorial di svolgere il proprio dovere, che attraverso una svecchiamento del sistema informatico nazionale.

La lotta alla corruzione e all’abuso delle pubbliche amministrazioni parte proprio da qui, è necessario quindi che amministratori e responsabili abbandonino la loro comfort zone che per troppo tempo ha protetto situazioni di dubbia legalità per entrare nell’ottica di un mondo dove il lavoro statale è sotto costante controllo da parte di tutti, senza possibilità di sottrarsi al dovere.


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