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native advertising

Fino a qualche tempo fa il native advertising poteva essere considerato come una promessa molto allettante in ambito pubblicitario e nel contesto della comunicazione: ebbene, oggi si può sostenere senza correre il rischio di essere smentiti che quella promessa è stata mantenuta, e che il native advertising è una realtà consolidata, destinata a diffondersi in modo sempre più rapido. Ma di che cosa si tratta, di preciso? Questa forma di pubblicità prevede l’inserimento di messaggi pubblicitari in contesti che risultino coerenti con gli stessi: si parla, a tal proposito, di pubblicità contestuale online, per indicare una sorta di omogeneità, anche sotto il profilo visivo, rispetto al contesto in cui i contenuti sono collocati. In un articolo che parla di una ricetta, si può trovare una pubblicità di un frullatore: questo è un esempio semplice ma efficace di native advertising.

Perché sceglierlo

Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, quali siano i vantaggi che il native advertising garantisce rispetto ai contenuti pubblicitari tradizionali. Il principio ispiratore è quello del flusso di pensiero dei consumatori: il punto di forza di una pubblicità di natura contestuale, infatti, va individuato nel fatto che l’attenzione dell’audience a cui ci si rivolge non viene interrotta. Proprio per questo motivo, il coinvolgimento che ne deriva è più elevato di quello che si potrebbe ottenere con una pubblicità tradizionale, che in linea di massima suscita un livello di interesse inferiore.

Ormai gli addetti ai lavori hanno capito che non ha più senso comunicare tramite degli adv troppo invadenti né fare affidamento sui banner, specialmente in un momento in cui siamo sempre sottoposti a un bombardamento continuo e prolungato di messaggi. I banner rappresentano il passato, poiché si è stabilito che non sono persuasivi né efficaci: insomma, non assicurano risultati concreti dal punto di vista comunicativo.

Come realizzare il native advertising

Uno dei segreti del successo di una strategia di native advertising consiste nel pensiero olistico: ciò vuol dire che è consigliabile puntare su una campagna omnichannel, così che sia possibile impiegare tutti i canali su qualsiasi device. Un approccio di questo genere è favorito dalla natura del native advertising, il quale consente di arrivare a ogni tipologia di consumatore che fa parte del target di riferimento; al tempo stesso è possibile tenere sempre sotto controllo e verificare l’efficacia della pubblicità in base al budget che è stato investito. Non si può sottovalutare, in ogni caso, l’importanza di individuare il formato più adatto.

Non tutti i native advertising, infatti, sono uguali tra loro: ci sono i social, i contenuti sponsorizzati e gli in-feed, giusto per proporre qualche esempio. Ciascuna opzione offre dei vantaggi diversi e ha differenti caratteristiche: è per questo motivo che si deve pensare all’audience di riferimento e al messaggio che si ha intenzione di comunicare. Sarebbe bene adottare il modo di pensare di un editore, in modo tale da essere certi che il contesto in cui la pubblicità viene collocata sia coerente e in linea con le peculiarità e con l’approccio comunicativo dell’advertising. Si tratta di concentrarsi sullo stile visivo e sul tono della comunicazione, i quali si devono integrare in modo equilibrato e armonico con l’ambiente a cui essa è destinata. In caso contrario, il rischio è quello di un messaggio pubblicitario che è solo fonte di distrazione.

Un altro accorgimento prezioso è quello di stabilire degli obiettivi realistici e dei traguardi che possano essere effettivamente raggiunti. La scelta delle metriche usate per le valutazioni dipende dalle peculiarità di ogni tipo di native advertising. Data la varietà di opzioni a disposizione, è sempre importante pensare a come lavorare per ottimizzare le campagne, studiando tutte le variabili in gioco e misurando tutti i fattori potenzialmente coinvolti.

Fonte: https://www.gruppodigitouch.it/servizi/amplification/native-advertising/

 

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