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Facebook e i suoi ingegneri sanno davvero molto di noi, ancora di più sanno i suoi algoritmi, costantemente focalizzati a comprendere trend e reazioni, tanto di diventare una macchina politica e commerciale spaventosa.

Ma quante cose sa il social più famoso del mondo di noi? E come fa a conoscerci anche in assenza di un account?

Un recente studio sulla privacy ha analizzato come Facebook ottenga osì tante informazioni, mostrando come app da milioni di utenti, utilizzino un software di casa Zuckerberg per raccogliere e condividere informazioni su di noi.

Se utilizziamo SpotifyTripAdvisorDuolingoShazam e Skyscanner, allora siamo stto l’egida di Facebook, che lo vogliamo o meno. Il dev kit del social blu è infatti legato a queste famosissime app.

In poche parole, Facebook ha informazioni sui nostri gusti e sulle nostre attività web, anche in assenza di un account.

Una situazione piuttosto inquietane che mostra come il nuovo web necessiti assolutamente delle nuove regolamentazioni, e forse gli utenti stessi debbano iniziare a leggere i vari regolamenti che approvano ad occhi chiusi, vendendo praticamente la loro privacy ai big del web.

Il 61% delle app testate, trasmette in automatico le informazioni a Facebook, che le utilizza come preferisce.

Entra così in campo anche il Google advertising ID (AAID). Che permette di combinare le informazioni ricevute con altri comportamenti che svolgiamo sul web, il tutto per confezionare promozioni perfette e per creare un profilo degli utenti.

Una vera e propria schedatura mondiale effettuata dai colossi del web, dati che li rendono ancora più consapevoli delle nostre vite degli stessi governi dei paesi che abitiamo.

Il risultato della ricerca è piuttosto distopico e mostra un Grande Fratello già attivo e più operativo che mai, peggio ancora nelle mani di aziende il cui fine e la cui etica di lavoro può cambiare da un momento all’altro con una semplice acquisizione o un cambio di leadership.

Il web che verrà, ha bisogno di una maggiore cura della privacy, i primi a muoversi però dobbiamo essere noi utenti, messi di fronte alla scelta di pagare o meno un servizio con i propri dati e la nostra identità.

 

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