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fake news contributi statali

Il web ha rivoluzionato radicalmente il sistema dell’informazione, creando per prima cosa una maggiore diffusione delle notizie, in alcuni casi false o non documentate, ma comunque dando in generale una visione massiva del mondo. Quello che però non va dimenticate è come, dietro all’informazione fatta da giornalisti e giornali non ci sia una missione, ma un rendiconto economico. Ecco che alcuni elementi già presenti nel passato (notizie di archivio o addirittura inventate riproposte nel corso degli anni come attuali, foto d’archivio abusate per creare post scenici ecc. ecc.) raggiungono al giorno d’oggi, mentre i colossi dell’informazione si trovano con l’acqua alla gola a causa di innumerevoli concorrenti, livelli inimmaginabili.

Basta fare un giro per i principali giornali nella loro edizione web per trovarsi sommersi da una valanga di click bait, notizie di alcun interesse e foto sexy o accattivanti che hanno il solo scopo di attirare l’attenzione dell’utente. Si trovano sempre più spesso fatti di cronaca sgrammaticati, notizie posticce prive di una struttura logica che ci permetta davvero di capire i fatti. C’è poi una faziosità raramente toccata, volta solo a creare news appetibili, con l’obiettivo di farle girare sul web e per i social (per poi infervorarsi accusando gli aggregatori di rubare denaro e violare il diritto d’autore).

Nell’era dell’open e dell’informazione libera di Wikileaks e dei blog di attivisti, sembra che le testate ufficiali con contributi statali che abbiamo imparato a conoscere per generazioni non siano capaci di reggere il tiro, trasformandosi speso in tabloid da due lire, cariche di gossip e di una banale rincorsa al trend del momento.

La domanda da porsi è quindi: qual’è il futuro dell’informazione? Un caos senza controllo fatto di prodotti studiati a tavolino per ottenere visualizzazioni e introiti? O c’è ancora speranza nel ritorno di un sistema giornalistico sostenibile e in grado di svolgere il suo più profondo dovere, quello di informare, mettere il dito nella piaga, e fare luce dove luce non c’è?

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